Occhei, io non ce la faccio. Mi spiace Gian ma puoi tirarmi mille badilate in faccia, nasconderti dietro ai tuoi muri, trincerarti in un lavoro che ti ha rubato l’anima e la gioia, ma io son sempre qui. Non la mando giù Lu, davvero non ci riesco.
Perché passo la mattina a passeggiare e fumare, faccio finta di ascoltare mia mamma che mi parla di vestiti e alberi di Natale, perché conto i giorni che mancano alla morte, perché faccio finta di sorridere ma intanto rivivo questi 2 ultimi giorni, risento la tua mano che mi accarezza i capelli, la tua bocca che incontra la mia, i tuoi abbracci mentre dormi. E risento la tua voce arrabbiata mentre ripeti che non siamo più insieme, che non possiamo definirci una coppia. Ma una volta volevi un figlio da me. I ricordi si sommano e confondono, le parole non dette fanno male e quelle dette ne fanno ancora di più.
Io sono te, Gian.
Tu sei il mio odio e il mio amore, sei le notti insonni, sei le mie lacrime e i miei sorrisi. Sei fatto di mare e vento, sei la salsedine. Non voglio intrappolarti, non voglio domarti. Voglio farmi trasportare, vivere sulla tua onda.
Non mi metterai alla porta.
5 mesi al tuo ritorno.
Verrò a cercarti ovunque. Io sono impazzita per te. Ho distrutto la mia vita, la mia routine, la mia solidità. Ho gettato tutto per ricostruirmi, per viverti.
Ti aspetterò sempre e comunque, perché senza di te non è vita.
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